L'ex terrorista dei Proletari Armati resta libero in Brasile
La mancata estradizione di Battisti delude tutta l'Italia, Berlusconi: "Ricorreremo all'Aia"
Il Tribunale supremo federale brasiliano ha deciso, in sessione plenaria, di non concedere l'estradizione di Cesare Battisti, l'ex terrorista leader del Proletari Armati per il Comunismo (Pac), condannato a 4 ergastoli in Italia. Dopo la sentenza Battisti ha lasciato il carcere di Papuda.

Il Tribunale supremo federale brasiliano ha deciso, in sessione plenaria, di non concedere l'estradizione di Cesare Battisti, l'ex terrorista leader del Proletari Armati per il Comunismo (Pac). Sei giudici contro tre hanno inoltre stabilito che Battisti non essendo estradabile, deve essere liberato. Dopo la sentenza Battisti ha quindi lasciato il carcere di Papuda, a Brasilia, dove stava scontando una pena di due anni per l'ingresso illegale in Brasile con un passaporto falso. Il suo legale, Luis Roberto Barroso, ha riferito: "Mi ha detto che ha scelto di vivere in Brasile, probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici".
Il ricorso del governo italiano è stato respinto senza essere analizzato nel merito, ed è stata confermata la decisione dell'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva che il 31 dicembre scorso, nell'ultimo giorno del suo mandato, negò l'estradizione in Italia. Decisione che poi il tribunale vincolò, innovando la prassi, al parere finale del presidente della repubblica. Il legale del governo italiano, Nabor Bulhoes, alla fine dell'udienza, ha detto: "L'Italia ora potrebbe appellarsi a un'istanza internazionale. Con questa sentenza – ha proseguito Bulhoes – il Brasile non ha rispettato la convenzione di Vienna che regola i trattati internazionali e lo stesso ha fatto con il Trattato bilaterale Italia-Brasile sull'estradizione del 1989".
Il premier, Silvio Berlusconi, ha annunciato che l'Italia ricorrerà al tribunale dell'Aia: "Non abbiamo altra possibilità, ma ce la metteremo tutta. Siamo assolutamente convinti delle nostre ragioni – ha proseguito – e abbiamo fatto tuto il possibile, tutto quello he potevamo fare nei confronti di uno stato indipendente e amico come il Brasile".
Il capo dello stato, Giorgio Napolitano, in una nota ha definito la pronuncia del Tribunale supremo del Brasile "gravemente lesiva del rispetto dovuto sia agli accordi sottoscritti in materia tra l'Italia e il Brasile sia alle ragioni della lotta contro il terrorismo condotta in Italia ".
"La decisione – si legge in una nota di Palazzo Chigi – non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano e in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L'Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuerà la sua azione". Un forte rammarico è stato espresso anche dal capo dello stato, Giorgio Napolitano: "E' un motivo di delusione e amarezza per l'Italia".
Cesare Battisti, è rifugiato in Brasile dal 2007 dopo essere scappato dal buen retiro a Parigi dove ha vissuto dal 1990. Inizialmente l'ex ministro della Giustizia Tarso Genro, fedelissimo di Lula, aveva concesso a Battisti lo status di rifugiato politico, revocato poi dal tribunale Supremo Federale brasiliano.
***
Articoli correlati
Con un milione di copie stampate, Veja è il più diffuso periodico del Brasile: malgrado sia storicamente critico nei confronti dell’Amministrazione Lula, ha lanciato la notizia di un “patto segreto” fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e l’ex leader brasiliano [continua a leggere l'articolo]
Leggi la Piccola Posta